From the sheet to architecture according to Gehry

Ecco come una delle più celebri archistar del momento quale Frank Gehry viene dipinto in una puntata dei Simpson, benché andata in onda nel 2005 rimane ancor oggi attualissima.

L’architetto noto per aver dato nuova vita e vigore ad una città sempre più in decadimento attraverso la realizzazione di un’architettura iconica, sbalorditiva, dalle forme sinuose e leggiadre, un dirompente e sinuoso foglio di titanio ripiegato su sé stesso. Battezzato come “effetto Bilbao” indica un fenomeno in cui è la spettacolarizzazione dell’architettura a contribuire allo sviluppo socio-economico di una città.

Rivelatasi una scelta stilistica di successo Gehry sperimenta e ripropone queste forme in svariati edifici dalle localizzazioni e destinazioni sempre diverse; costruisce così il proprio mito legando nell’immaginario collettivo questi lucenti nastri metallici al suo personale modo di fare architettura che accartoccia, distorce, appallottola, modella i materiali come fossero fogli di carta.

Here’s how one of the most famous archistars of the moment as Frank Gehry is painted in an episode of The Simpsons, though broadcasted in 2005 it is still extremely relevant.

The architect known for giving new life and vigor to a decaying city through the creation of an iconic and astonishing architecture, which is even graceful and curvy, a disruptive and sinuous titanium sheet folded on itself. Named as the “Bilbao effect” it refers to a phenomenon in which the spectacularization of architecture contribute to the socio-economic development of a city.

Turned out to be a successful stylistic choice Gehry experiences and brings out these forms in a variety of buildings with different locations and destinations; so he builds up his own myth  linking in the collective imagination these shiny metal strips to his personal way of making architecture that shrivels, distorts, crumples, models materials as if they were sheets of paper.

frank gehry-bilbao-simpson-arkitalker

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Il risultato è spettacolare e per questo tutti lo vogliono compresi gli abitanti di Springfield che gli commissionano la progettazione del nuovo auditorium. Ed ecco svelato il modus operandi progettuale dell’archistar e il passaggio dal fortuito modello cartaceo alla decomposizione in cantiere delle rigide e regolari strutture portanti dell’auditorium.

Ed eccoci all’inaugurazione, Marge -il committente- trepida, per lei l’attesa è grande purtroppo lo stesso non vale per i cittadini di Springfield i quali non sono per nulla interessati all’opera, odiano la musica classica e questo auditorium per loro non ha alcun valore tanto che questo verrà rifunzionalizzato per divenire un carcere.

Ci si chiede quindi se l’architettura debba essere intesa soltanto come un contenitore fine a sé stesso o se debba avere un fine sociale, se è giusto che i grandi architetti realizzino solo la propria arte, ovvero monumenti a sé stessi devoti solo alle mode passeggere.

The result is spectacular and that’s why everyone wants it including the inhabitants of Springfield who commissioned the planning of the new auditorium. And here is revealed the designing modus operandi of the archistar and the transition from the accidental paper model  to the decomposition at the construction site of the rigid and regular structures of the auditorium.

And here we are at the opening, Marge-the client-can’t wait longer, unfortunately, the same is not true for the citizens of Springfield who are not at all interested in the work: they hate classical music and this auditorium has no value for them so that it will be converted in a prison.

So I wonder if the architecture is to be understood only as a container end in itself or whether it should have a social purpose, if it is right that the great architects realize only his own art so monuments to themselves which are devotees only to passing trends .

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3 Responses to “From the sheet to architecture according to Gehry”
  1. l’architettura ha sempre un contenuto sociale ed etico, come tutto ciò che riguarda il fare umano considerato in rapporto all’idea che si ha del bene e del male (e del bello e del brutto) così come questi due termini vengono definiti ed accettati nel codice di regolamentazione dei rapporti comuni. La dimensione etica dell’architettura è necessaria ed inevitabile, essendo una disciplina fatta dall’uomo per l’uomo, che parla agli uomini della cultura, delle usanze, del passato, della storia. Non può quindi essere la voce di pochi solisti malati di protagonismo che erigono monumenti a se stessi attraverso un’architettura casuale, seriale, che vada bene dovunque e per chiunque secondo un malinteso senso della globalizzazione.

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    • arkitalker says:

      Sono concorde con l’idea di progresso e di innovazione che risiede nell’uso di nuovi materiali, nuove tecniche costruttive così come nella ricerca di nuove forme e simbologie da attribuire all’architettura.
      Non sono concorde con la replica indiscriminata e seriale di un’architettura ben riuscita in quanto ben si sposa con il contesto ambientale, sociale, culturale, politico ed economico in cui è inserita e per cui è stata espressamente pensata.

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